Recensioni – Esortazioni solitarie (Il Convivio 2018) di Myriam De Luca, recensione della poetessa Anna Maria Bonfiglio [VIDEO]

La poetessa Anna Maria Bonfiglio

Nel prendermi la responsabilità di parlare di un testo poetico di fronte al suo autore e al suo pubblico, è mia abitudine soffermarmi in prima istanza sul titolo, che considero, e generalmente è, il primo segnale che il poeta ci manda. Un avvertimento, una guida, per usare una metafora mitologica una sorta di filo di Arianna che ci aiuta a percorrere il labirinto della scrittura poetica, e dico labirinto a ragion veduta, poiché se nella lettura di un racconto o di un romanzo o di una qualsiasi altra pagina di prosa veniamo subito immersi nel contesto del narrato, così non è per la poesia che per sua intrinseca natura richiede di operare una sorta di decodificazione del messaggio che vuole comunicare, ossia di quel sistema di figure che translittera il pensiero e l’emozione, cioè il frammento costitutivo di ciò che sarà poi poesia. Esaurito questo preambolo entro nello specifico. Esortazioni solitarie, titola De Luca il suo volumetto di poesie, la cui copertina mima in maniera iconica la natura della raccolta: una figura femminile sta seduta in mezzo a una distesa di sabbia desertica, dà le spalle al lettore mentre guarda il sole sul filo dell’orizzonte, un sole che possiamo immaginare al tramonto ma che potrebbe anche essere al suo sorgere. Ecco che già abbiamo il primo strumento che ci introduce nel repertorio versificatorio di un Io che parla a se stesso nella ricerca di uno o più motivi che assolvano la banalità del male di vivere. Cosa sono le “esortazioni solitarie” se non l’incitamento a se stessi a reagire, a cercare in qualche modo rimedi e soluzioni a tutto ciò che inceppa il cammino?  E così, da questo punto di partenza, è già sottinteso il disagio del soggetto di fronte ai limiti che gli si impongono, che siano essi reali o semplicemente avvertiti dalla propria sensibilità.: “L’inferno non è la solitudine/ ma fingere di essere felici”, recita la seconda poesia della raccolta, una dichiarazione che si pone come manifesto di quella che ne è una delle linee tematiche. Subito appresso leggiamo: “Curami con il silenzio del tuo abisso/nei fondali immacolati/ dove non esiste la polvere”. Il mare, l’acqua profonda e generatrice a cui chiedere la salvezza, ritorna più volte in questi testi, in accezioni diverse, ora è salvifico, ora culla di riposo per l’anima affaticata, talaltra bara per i popoli che emigrano.

Andando avanti, a pagina 75 leggiamo: “Dentro un punto interrogativo/ cerco equilibrio/ Diluito lo sciacquo amaro della nascita/ stendo la vita ad asciugare”. Quattro versi che rendono perfettamente l’ambiguità dell’esistenza: l’acqua della nascita è inizio augurale, ma nell’andare avanti qualcosa può guastarsi, si può naufragare e allora bisogna attrezzarsi, rivestirsi di nuova pelle e salvarsi. Ho trovato molto icastica la metafora di questo testo, breve come un aforisma e profondo quasi come un concetto filosofico. Il mare è la figura- simbolo a cui la poetessa affida significanze multiple (cito qualche verso): In questo braccio di mare/attracco l’anima esule; Ho riempito le mani di stelle/ e con un soffio leggero/ al mare le ho regalate; Remo tra le tue braccia/ in dolci acque sconosciute/ tutto il mio mondo/ è nel tuo respiro.

Il chitarrista Aldo Rondello durante la presentazione della raccolta di poesie Esortazioni solitarie (Il Convivio 2018) di Myriam De Luca

Tre sono le linee tematiche che ho riconosciuto in questa raccolta: quella intimistico-sentimentale, che attiene alla sfera più delicata dell’animo umano, quella della lotta per affrancarsi dal vuoto affettivo della famiglia e precipuamente dall’assenza sostanziale della madre, e quella dell’attenzione alle istanze civili e sociali. A mio parere la travatura principale della raccolta è la seconda linea, che, saltellando da una pagina all’altra senza soluzione di continuità, segna la mappatura di un percorso di vita marcato dal travaglio di un’assenza mai del tutto colmata che si metaforizza nella poesia Anoressia: “Seduta con gli occhi fissi nel piatto/ fingo di mangiare /Il pane ha la forma della paura/ e la carne dei mostri/ che mi graffiano la gola/ Sguardi grigi e pesanti/ su di me”. Il rifiuto del cibo o la difficoltà di recepirlo come nutrimento è, come tutti ormai sappiamo, il primo segnale di una mancata attenzione. Qui inizia la sofferta guerra per oltrepassare la soglia della prigione. Il dissidio con chi si ama debilita l’anima, le parole per capirsi sono “frantumate spiegazioni” perché da qualche parte deve esserci stato un errore primordiale che ostacola la comprensione. L’assenza affettiva e psicologica della figura materna che “mi baciava e andava via” lascia nella figlia il disagio, la difficoltà a rendere compiuta l’esistenza, e allora è necessario ‘restituire ordine alla vita’ concependo un nuovo status. “Prima di andare via mi sedetti/ sul dondolo del portico/ respirai il profumo del timo selvatico/ e delle dolci abitudini/ che non potevo mettere in valigia/ Alle spalle il silenzio di mia madre/ pieno di speranze e di preghiere” (Sataredda). Dunque allontanarsi, spezzare il seppur tenue legame per provare a riconquistare se stessa, il percorso è duro, ciò che manca non può essere sostituito: “Della sciarpa che manca/ quando fuori c’è vento/ rimane il ricordo/ del calore perduto”. In questa immagine, metafora di ciò che mai più può essere ritrovato, si sostanzia tutta la fatica di riprendersi la propria vita. Un registro più lieve, ancorché segnato da punte di disincanto, racconta momenti di amore, pause di serenità nel groviglio di sentimenti contrastanti, gioie e delusioni che si affrontano in continua dualità: “(…) Scappi lontano dal mio dolore ingombrante/ lontano da quei giorni in cui credevo/ potessimo oltrepassare insieme/ i nostri limiti”.

Esortazioni solitarie è per Myriam De Luca, che aveva già pubblicato il romanzo Via Paganini,7, l’esordio in poesia e aggiungo un esordio di tutto rispetto. L’autrice dimostra di possedere potenzialità evolutive, la sua scrittura in versi denota sensibilità e carattere, il suo è un linguaggio poetico curato con suggestive associazioni di immagini  e efficaci metafore; avrei visto, per una migliore lettura, una diversa scansione dei testi, un’attenzione maggiore nella loro alternanza, ma questi sono dettagli che con il tempo l’autrice saprà come soddisfare.

Anna Maria Bonfiglio


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