Magazine – Intervista di Chiara Fici a Myriam De Luca su GLOBUS Magazine

“Via Paganini 7” ed “Esortazioni Solitarie” sono i libri che lei ha scritto: un romanzo ed un libro di poesie. Tanto impegno ed amore dentro queste pagine. Quali sono le tematiche che lei Myriam ha voluto stigmatizzare?

Via Paganini, 7 è un romanzo di formazione che narra la storia di una giovane siciliana che lascia la sua amata terra per intraprendere un viaggio alla ricerca di se stessa. Si trasferisce a Torino, e sarà proprio questa fredda città, lontana dal suo sole, a regalarle nuovi incontri che incideranno profondamente sulla sua giovane esistenza e che condurranno la sua vita verso direzioni che mai avrebbe immaginato. Il secondo libro dal titolo “Esortazioni solitarie “, è una raccolta di poesie dai versi tersi e liberi che spero regalino ai lettori emozioni genuine”

Via Paganini  che e’ andato in scena  con notevole successo le ha dato l’imput per scrivere  nuovi lavori teatrali che sono un’altra sua grande passione?

“Via Paganini è andato in scena  il 7 il 30 novembre 2017 al teatro Jolly di Palermo con un cast meraviglioso di attori tra cui la bravissima Giuditta Perriera. Lo spettacolo ha riscosso molto successo di critica e di pubblico. Non potevo non farlo, oltre la scrittura, il teatro è un’altra mia grande passione. Ho studiato parecchi anni recitazione e ho preso parte a diverse rappresentazioni teatrali”.

Da cosa o da chi prende ispirazione?

Copertine delle pubblicazioni di Myriam De Luca.

Trovo ispirazione da tutto ciò che mi circonda, basta sentirlo. Sono un’irrequieta, soffro e gioisco per tutto e anche una piccola scintilla può mettere in moto il mio processo creativo”.

Ha delle abitudini particolari  mentre lavora ai suoi testi?

“Sì, adoro scrivere a letto con la mia figlia pelosa acciambellata accanto a me da un lato e la mia tisana allo zenzero e arancia dall’ altro”

Che messaggi ha voluto dare con questi suoi libri  e penso che leggendoli ho colto  che il messaggio principale è dedicato ai lettori più giovani: adolescenti   che in balia delle “onde” della  vita non sanno ancora vedere  con il ” binocolo” un ” porto ” sicuro?

“Credo si possano cogliere diversi messaggi tra le pagine del mio romanzo, ma sicuramente quello che mi piacerebbe arrivasse di più ai lettori è che nella vita abbiamo sempre la possibilità di scegliere  tirandoci fuori dalla ” cultura del vittimismo e della rassegnazione “

Qual è il suo rapporto come scrittrice  con i giovani lettori; so  che lei è madre di due figli ormai grandi e che  spesso  ha presentato in alcuni licei palermitani  i suoi libri per lanciare appunto il messaggio  sopra  scritto?

Con i giovani ho sempre avuto un rapporto empatico. Credo e confido molto in loro, nonostante spesso vengano additati e presi di mira. I giovani sono la risorsa più importante della società, abitata per lo più da adulti andati a male che li bombardano di troppe regole e pochi esempi. Sono la promessa di un futuro migliore, per questo devono prestare molta attenzione alle scelte che fanno e ponderare bene le opportunità che la vita offre loro. Ho presentato i miei libri in diversi licei sia a Palermo che fuori. Ritengo che le scuole siano i più importanti luoghi di formazione, di educazione, di crescita e di riflessione. Dare la possibilità ai ragazzi di confrontarsi direttamente con lo scrittore di un libro che hanno letto, e lo scrittore con loro, è un’esperienza davvero entusiasmante”.

L’intervista di Chiara Fici continua nella pagina online GLOBUS Magazine

Magazine – La giornalista Marianna La Barbera recensisce l’ultima opera di Myriam De Luca L’invisibile nutrimento Edizione Thule 2020.

La giornalista Marianna La Barbera autrice della recensione


Nuova opera in versi per l’autrice palermitana Myriam De Luca

La nuova maturità letteraria e personale, l’approdo alla consapevolezza emotiva, la volontà di sperimentare le sfide della vita all’insegna di una libertà interiore conquistata lungo il cammino e intensamente coltivata attraverso fasi di smarrimento, risalite, stupore e curiosità.

La terza, per esattezza, dopo il brillante romanzo d’esordio dal titolo “Via Paganini,  7” – dal quale è stata tratta la fortunata e omonima opera teatrale, apprezzata da pubblico e critica – e la silloge poetica “Esortazioni Solitarie”, edite rispettivamente nel 2016 e nel 2018. I versi de “L’invisibile nutrimento” raccontano una donna colta in un momento di transizione, sospesa tra le ombre del passato e la dimensione presente: lo sguardo cristallino della poetessa, tuttavia, volge verso un “oltre” che parla al lettore di futuro e rinascita, della necessità di cambiare non per piacere agli altri ma per trovare accordo con se stessi e pacificarsi, in un mondo dominato da inquietudini e ossessioni urbane che rischiano di disumanare l’individuo fino a privarlo della coscienza di sé, del proprio valore e dei propri valori. Myriam De Luca è un’autrice capace di far parlare la vita di ogni giorno attraverso i versi che scrive, incastonando le parole in scenari naturali di grande bellezza, dipinti con pennellate vivide ma delicate. Tra nuvole maestose, coste ventose e foglie rigogliose, lei si muove con grazia conducendo il lettore attraverso montagne, cieli limpidi e piogge autunnali  e inducendolo  a soffermarsi sul senso dei desideri e delle cose. Lucido e inquieto, l’universo espressivo dell’autrice si connota per la felice coincidenza tra l’armonia dei versi e la capacità “pittorica” di descrivere l’ambiente circostante all’insegna di un’essenzialità davvero esemplare, che svela la donna ancora prima che la poetessa. La fragilità diventa punto di forza congiuntamente alla presa di distanza da tutto ciò che è apparenza, vacuità, ipocrisia; i sentimenti e le emozioni sono manifestati con pudore ma con decisione e generosità : “vorrei che l’umiltà raccontasse della mia forza e la libertà ricordasse il mio sorriso”, si legge nell’emozionante “Quando non ci sarò più”. Tra l’autrice e il lettore si determina una sorte di “idem sentire” fondato non tanto sulla similitudine dei rispettivi vissuti, bensì sui tratti di universalità che la prima è capace di imprimere a ogni singola parola, trasformando esperienze intimamente personali in segmenti di vita nei quali ognuno può riconoscersi.

Suzanne Vega (fonte Wikipedia)

“Emozione senza ragione” è la più riuscita tra tutte le poesie della silloge: un piccolo capolavoro che rimanda, nella perfezione espressa, alle canzoni di Suzanne Vega e alla loro dimensione circolare. “L’amore non è sempre giusto” , si legge, ma ha un senso, seppure “disordinato”, sintetizzato mirabilmente in “Attimi di eterno”. Non mancano i riferimenti alle angosce tipiche della temporaneità attuale: in tal senso, “Quale fede?” rappresenta una riflessione molto dubbiosa e tormentata sul ruolo delle religioni e sulla conflittualità che esse determinano se vissute come ristoro rapido del pensiero e del sogno, all’insegna di una sorta di follia collettiva che poco ha a che vedere con la spiritualità e la sacralità…

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Magazine – Lorenzo Spurio recensisce l’ultima opera di Myriam De Luca L’invisibile nutrimento Edizione Thule 2020

La poesia di Myriam De Luca

Lorenzo Spurio

Myriam De Luca, poetessa, è nata e vive a Palermo. Per la poesia ha pubblicato le raccolte Esortazioni solitarie (Il Convivio, Castiglione di Sicilia, 2018) e L’invisibile nutrimento (Thule, Palermo, 2020) mentre per la narrativa il romanzo Via Paganini, 7 (Spazio Cultura Edizioni, 2018).Desta una particolare attenzione, sin dall’inizio, la scelta meticolosa ed elegante dei titoli delle sue raccolte di versi. Nella prima di esse – di cui va senz’altro ricordata la prefazione di Sandra Vita Guddo – si legge di Esortazioni solitarie e in tale definizione credo che sia ben riassunto il significato stesso della poesia. Sebbene il suo etimo abbia a che vedere con un processo creativo, vale a dire con un’attitudine dell’uomo volta all’ottenimento di un qualcosa, il prodotto della creazione, ben sappiamo quanto la vera poesia non sia altro che la rivelazione di uno stato emotivo che promana dalle lettere in maniera sorgiva, istintiva, priva di filtri, sistemi di manipolazione o quant’altro. Basterebbero alcuni grandi geni della poesia italiana come Leopardi, ma anche il ligure Montale, a ricordarci come la poesia nasca da una serie variopinta di circostanze e condizioni particolarissime (soggettive s’intende, mai universali, sennò si tratterebbe di una scienza in qualche modo “esatta”) dove spesso si ritrova la solitudine del poeta. È una solitudine che non ha un’accezione istintivamente marcata con un segno negativo, tutt’altro, come pure Wislawa Syzmborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 ebbe a sostenere: silenzio e solitudine sono le variabili – se non imprescindibili – senz’altro cruciali e nevralgiche affinché il poeta possa sentirsi a suo agio e respirare con tranquillità, dar libero sfogo, senza condizionamenti, al fluire del suo sentimento interiore. La ragazza che, di spalle, è dipinta in copertina in un’opera della pittrice Cinzia Romano La Duca, mentre assiste a un meraviglioso tramonto, non è forse felice, completa, rassicurata e in pace con se stessa, pur essendo sola e lontana da ogni altra persona? Io credo di sì. Myriam De Luca ben mette in luce questa idea con la sua prima raccolta di versi dove l’aspetto dell’“isolamento” si associa a quello dello spazio creativo, dell’urgenza di ascolto interiore e di lontananza dal caos ma anche e soprattutto con una funzione “urlata” atta a incentivare un discorso perentorio, semmai dialogico, imperniato sull’esortazione. Ricorrendo all’etimo di quest’ultima parola, essa rimanda a un temperamento vigoroso di chi incoraggia, sostiene, perora, conforta, interviene in una causa e, più in generale, chi intima l’altro, inveisce, spinge a far fare, consigliando o inducendo a una scelta, a un comportamento. In ciò si evidenzia – come Sandra Vita Guddo espone nella prefazione – l’importante componente etico-civile della poesia di Myriam De Luca che meglio si localizza proprio in questa prima raccolta.Le tematiche che riaffiorano nelle poesie di questa silloge – inframmezzate da pittoresche foto di Emiliano Milanesi – sono varie a cominciare da uno dei problemi endemici della terra di Sicilia, la mafia, a cui è indirizzata la poesia che apre il volume. Il sottotitolo contiene la dedica al magistrato Falcone, eroe della giustizia sociale. Qui leggiamo “Certo che ce ne sono volute / di stragi e di uomini morti / per svegliare il tacito torpore / di una terra che profuma / di mare e di lupare” (13), si percepisce in questa condanna intrisa di dolore e di fastidio accecante l’insegnamento dell’intellettuale Leonardo Sciascia che tanto scrisse sul fenomeno, tanto in forma di fiction che di giornalismo, da ricevere la definizione di mafiologo. Myriam De Luca con questo testo inclemente ben descrive il binario di sangue che l’organizzazione malavitosa ha prodotto e continua a mietere sotto gli emblemi di una moralità che – come dice – è “ingannevole” (13) e di una depravazione che è – sempre usando sue parole – “mascherata” (13). Si entra in questo libro in punta di piedi con la consapevolezza di trovarsi dinanzi alle fascinose coste siciliane e il dolce odore di zagare quali orpelli modernisti di una terra che per troppo ha vissuto nel dramma, vedendo impastare il sangue con i giorni, il tritolo con l’aria. Attenzione viene posta su altri drammi contemporanei come l’esodo di profughi dalle coste del Maghreb e dall’Asia nel tumulto delle guerre verso la Vecchia Europa, bacino di ricchezze, sede di illuminanti e storiche università e culla di diffuse indifferenze, razzismo e di odi che s’alimentano nel disprezzo e nella bieca ignoranza. La poetessa parla di queste povere vite descrivendole come esseri fugaci, in balia di un vento che le trasporta: sono “vite sospese” (15) e il loro futuro è “agonizzante” (15). Molte di essi – come la cronaca ci ha insegnato – non raggiungono le nostre coste e, lasciata la propria terra in guerra e in stato di gran trambusto, non metteranno più piede sulla terraferma. La condizione degli immigrati e degli esuli, metamorfizzata dal gabbiano che lambisce coste e non abita in maniera stanziale nessuno spicchio di terra, si ritrova anche in una breve lirica dove il senso di spiazzamento e di disorientamento del singolo diviene emblema di una nave in avaria, in apparenza incapace a un possibile abbordaggio: “In questo braccio di mare / attracco l’anima esule” (41)…

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