Recensioni – Myriam De Luca, L’invisibile nutrimento (Edizioni Thule) recensito su Culturelite da Antonino Schiera.

Antonino Schiera

Il libro celebra il desiderio dell’autrice di vivere in totale armonia con la natura, esaltandone la bellezza e il senso di pace che riesce a donare, ma anche il desiderio di lasciare un segno tangibile in una società che ha bisogno di vivere senza ambiguità. Nutrimento dell’anima che l’autrice definisce nel titolo invisibile, che si materializza nei versi di questa raccolta di poesie che vi consiglio di leggere arricchendo, così, la biblioteca del vostro cuore.

Myriam De Luca nel corso della sua esistenza ha scritto racconti e poesie che fino a qualche anno fa aveva tenuto chiusi in un cassetto. Risale infatti al 2016 la pubblicazione del suo primo romanzo Via Paganini, 7 storia che è stata adattata per essere rappresentata in teatro l’anno successivo. Nel 2018 l’ispirazione alla scrittura ha portato l’autrice a pubblicare la sua prima raccolta di poesie dal titolo Esortazioni Solitarie (Il Convivio Editore) e nel 2020 ha visto la luce la raccolta di poesie L’invisibile nutrimento (Thule Edizioni), oggetto di questa recensione.

L’invisibile nutrimento è ancora una volta il cassetto della poesia di Myriam De Luca che si apre diffondendo nell’aria un refolo aromatico intriso di versi, partendo dalla frase con la quale l’autrice accoglie il lettore: “Tutti dobbiamo attraversare qualcosa. Avvicinati con calma all’argine e lascia che accada”. Mi sembra un’ottima riflessione che suggerisce di attendere con forza e serenità d’animo gli eventi che desideriamo accadano, fortificati nel frattempo dalle prove che la vita ci impone di superare. Il libro si apre con la poesia Arriverà l’amore che sintetizza in versi la riflessione appena citata: Sale di corsa le scale / nessuno ode il suo respiro corto / Il vento gli scompiglia i capelli / dissolve i suoni confusi / del suo spirito folle… nella parte iniziale descrive i fatti della vita che per via del folle desiderio di conoscere ed esplorare ci sconvolgono, ma anche ci fortificano. La poesia si conclude così… Riemerge tremante / si posa sul davanzale ghiacciato / di una casa calda / L‘amore è arrivato / nulla potrà impedirgli di entrare. Ecco che accade ciò che il protagonista della poesia desiderava fortemente e mentre aspettava viveva con intensità la sua esistenza.

Nella seconda poesia a pagina dodici, Fluttua l’anima …tra la voglia di liberarsi dai suoi vizi / e l’insidiosa tentazione / di compiacersi in essi… versi che sintetizzano il desiderio di vivere un’esistenza senza ambiguità, che viene descritta come una coperta che viene strappata; senza le macchie del pregiudizio, ma caratterizzata dalla generosità d’animo: …Presterò aiuto a chi come me / getterà acqua fresca sulle facce da circostanza.

A pagina quattordici attraverso i versi della poesia Quando non ci sarò più, l’autrice mostra di avere una particolare attenzione alle azioni che ciascuno di noi compie durante la propria esistenza, una particolare sensibilità che ricorda il grande poeta Ugo Foscolo secondo cui l’immortalità viene intesa come una sopravvivenza dopo la morte e non come assenza di essa e la poesia che ha una funzione eternatrice. Ecco che divengono fondamentali le nostre azioni che per l’autrice devono essere connotate dalla forza dell’umiltà e dalla libertà testimone del sorriso… Le mie azioni / in che modo riempiranno / gli spazi vuoti che lascerò? / Vorrei che l’umiltà / raccontasse della mia forza / e la libertà ricordasse il mio sorriso.

Dal Sacro Eremo / il sole filosofeggia con il mare / D’improvviso / l’oro dei suoi raggi / urta forte sulla pietra d’Aspra / In un tempo perfetto ansima di respiri da raccontare… sono i primi versi di pagina diciotto, che Myriam De Luca dedica alla sua città di origine, Palermo, rendendola persona quando conclude … Scettica e irridente / Osserva il fermento di sguardi / che la fissano vogliosi / Con un inchino di accoglienza / offre a tutti benevolenza...

Antonino Schiera (CONTINUA all’interno del magazine letterario Culturelite)


Recensioni – Myriam De Luca, L’invisibile nutrimento (Edizioni Thule) recensito su Culturelite dalla scrittrice Francesca Luzzio

La scrittrice Francesca Luzzio

Il titolo della raccolta poetica di Myriam De Luca, “L’Invisibile nutrimento”, è il sintagma chiave in cui è racchiuso il senso di tutta la silloge. Tale alimento allo spirito con le sue emozioni, sentimenti e riflessioni lo dà la natura con la quale lei vive in una sorta di armo­nica sintonia, sì da generare nel suo animo una catarsi che trova nella poesia il suo strumento esplicativo. La natura, insomma, è la compagna fedele in cui la poetes­sa, elemento tra gli elementi, s’immerge, ad essa confi­dando ed elargendo la sua interiorità nel suo poliedrico essere e manifestarsi.

La disposizione delle poesie nel corpo della silloge non è occasionale, ma risponde ad un percorso narrati­vo: spinta dalla voglia “di liberarsi dai suoi vizi \ e l’in­sidiosa tentazione \ di compiacersi in essi \…”, percorre “la via solitaria del cambiamento \…” ( Fluttua l’anima, pag.12) e trova l’amore, ma prova anche il distacco; così s’immerge spesso nei ricordi, in un passato bello, ma talvolta anche brutto, come in quell’adolescenza ne­gata, durante la quale è rimasta simile a “… un uccellino \ dentro una scatola di cartone \ che tenta di alzare il bec­co \ verso l’alto \ dove l’alto era solo un po’ di pace \…”, ma non manca anche lo sguardo nel mondo, in questa società “…\ in questo mondo digitale \…” (Memoria di anni gentili, pag. 56) fatto d’“insolenza dilagante”, d’individualità che corrono perché “… a tutto \ si deve arrivare” e tale constatazione non può non indurla a ri­cordare “gli anni gentili” (idem) del passato….

Francesca Luzzio (CONTINUA all’interno del Magazine letterario Culturelite)


Recensioni – Myriam De Luca, L’invisibile nutrimento (Edizioni Thule) recensito su Culturelite dalla poetessa Anna Maria Bonfiglio

La poetessa Anna Maria Bonfiglio

Presentando la prima raccolta di poesie di Myriam De LucaEsortazioni solitarie, ebbi modo di riconoscere nella sua scrittura una forte potenzialità di evoluzione per le caratteristiche di appassionata sensibilità e per il linguaggio curato e suggestivo. Nell’accostarmi alla sua nuova raccolta, L’invisibile nutrimento, scopro con compiacimento che il  percorso compiuto l’ha portata ad impadronirsi di una propria cifra stilistica costituita innanzi tutto da una scrittura “onesta”, dal verso curato ma scevro di ricercatezze sovrastrutturali, e dall’apertura tematica che, oltrepassando la soglia  autobiografica, si misura nel ri-conoscimento del sé. Tra “l’insidiosa tentazione di compiacersi e la voglia di liberarsi dai suoi vizi”, l’anima-coscienza fluttua fino al rifugio sicuro dell’innocenza primigenia, e da questa posizione idealistica esterna la propria ricchezza interiore “così che la poesia di un attimo/brilli per sempre”. Vi è in questa raccolta una totale aderenza alla vita, nell’inganno o nel disincanto non viene mai meno la forza di oltrepassare le strettoie e attendere che “le stelle scure (siano) scadute come il disamore”. I testi poetici di Myriam De Luca non si limitano ad attraversare sic et simpliciter gli stati d’animo o a decantare le ricchezze della natura, né a lamentare retoricamente quanto nella società stia andando allo sfascio, si aprono piuttosto ad ogni possibile aspetto della realtà personale e umana, tangendo altre più varie questioni quali: il vuoto di un modus vivendi arido e intossicato dove “la memoria di anni gentili/sembra un insulto/all’insolenza dilagante”; o la problematica del ruolo femminile nella vita affettiva (Fammi sentire donna/anche senza un abito sensuale) e in quella sociale (Di me il prezzo pattuisce/con labbra sottili e cattive). E nella poesia Donne si compendia il ritratto del femminile usato e abusato nella mitologia del quotidiano: “Cantano di noi i poeti/ci immortalano i pittori/tra rose pallide/e tramonti di vetro”. Sin da questi primi quattro versi si delinea il nucleo pungente del testo che polemizza con il topos ormai desueto della donna-angelo del focolare. “Siamo uomini e padri/nella pazienza e nell’attesa/(…) A volte abbiamo voglia/di essere avare ed egoiste/di spiccare voli senza ritorno”……

Anna Maria Bonfiglio (CONTINUA all’interno del Magazine letterario Culturelite)


Recensioni – Esortazioni solitarie (Il Convivio 2018) di Myriam De Luca, recensione della poetessa Anna Maria Bonfiglio [VIDEO]

La poetessa Anna Maria Bonfiglio

Nel prendermi la responsabilità di parlare di un testo poetico di fronte al suo autore e al suo pubblico, è mia abitudine soffermarmi in prima istanza sul titolo, che considero, e generalmente è, il primo segnale che il poeta ci manda. Un avvertimento, una guida, per usare una metafora mitologica una sorta di filo di Arianna che ci aiuta a percorrere il labirinto della scrittura poetica, e dico labirinto a ragion veduta, poiché se nella lettura di un racconto o di un romanzo o di una qualsiasi altra pagina di prosa veniamo subito immersi nel contesto del narrato, così non è per la poesia che per sua intrinseca natura richiede di operare una sorta di decodificazione del messaggio che vuole comunicare, ossia di quel sistema di figure che translittera il pensiero e l’emozione, cioè il frammento costitutivo di ciò che sarà poi poesia. Esaurito questo preambolo entro nello specifico. Esortazioni solitarie, titola De Luca il suo volumetto di poesie, la cui copertina mima in maniera iconica la natura della raccolta: una figura femminile sta seduta in mezzo a una distesa di sabbia desertica, dà le spalle al lettore mentre guarda il sole sul filo dell’orizzonte, un sole che possiamo immaginare al tramonto ma che potrebbe anche essere al suo sorgere. Ecco che già abbiamo il primo strumento che ci introduce nel repertorio versificatorio di un Io che parla a se stesso nella ricerca di uno o più motivi che assolvano la banalità del male di vivere. Cosa sono le “esortazioni solitarie” se non l’incitamento a se stessi a reagire, a cercare in qualche modo rimedi e soluzioni a tutto ciò che inceppa il cammino?  E così, da questo punto di partenza, è già sottinteso il disagio del soggetto di fronte ai limiti che gli si impongono, che siano essi reali o semplicemente avvertiti dalla propria sensibilità.: “L’inferno non è la solitudine/ ma fingere di essere felici”, recita la seconda poesia della raccolta, una dichiarazione che si pone come manifesto di quella che ne è una delle linee tematiche. Subito appresso leggiamo: “Curami con il silenzio del tuo abisso/nei fondali immacolati/ dove non esiste la polvere”. Il mare, l’acqua profonda e generatrice a cui chiedere la salvezza, ritorna più volte in questi testi, in accezioni diverse, ora è salvifico, ora culla di riposo per l’anima affaticata, talaltra bara per i popoli che emigrano.

Andando avanti, a pagina 75 leggiamo: “Dentro un punto interrogativo/ cerco equilibrio/ Diluito lo sciacquo amaro della nascita/ stendo la vita ad asciugare”. Quattro versi che rendono perfettamente l’ambiguità dell’esistenza: l’acqua della nascita è inizio augurale, ma nell’andare avanti qualcosa può guastarsi, si può naufragare e allora bisogna attrezzarsi, rivestirsi di nuova pelle e salvarsi. Ho trovato molto icastica la metafora di questo testo, breve come un aforisma e profondo quasi come un concetto filosofico. Il mare è la figura- simbolo a cui la poetessa affida significanze multiple (cito qualche verso): In questo braccio di mare/attracco l’anima esule; Ho riempito le mani di stelle/ e con un soffio leggero/ al mare le ho regalate; Remo tra le tue braccia/ in dolci acque sconosciute/ tutto il mio mondo/ è nel tuo respiro.

Il chitarrista Aldo Rondello durante la presentazione della raccolta di poesie Esortazioni solitarie (Il Convivio 2018) di Myriam De Luca

Tre sono le linee tematiche che ho riconosciuto in questa raccolta: quella intimistico-sentimentale, che attiene alla sfera più delicata dell’animo umano, quella della lotta per affrancarsi dal vuoto affettivo della famiglia e precipuamente dall’assenza sostanziale della madre, e quella dell’attenzione alle istanze civili e sociali. A mio parere la travatura principale della raccolta è la seconda linea, che, saltellando da una pagina all’altra senza soluzione di continuità, segna la mappatura di un percorso di vita marcato dal travaglio di un’assenza mai del tutto colmata che si metaforizza nella poesia Anoressia: “Seduta con gli occhi fissi nel piatto/ fingo di mangiare /Il pane ha la forma della paura/ e la carne dei mostri/ che mi graffiano la gola/ Sguardi grigi e pesanti/ su di me”. Il rifiuto del cibo o la difficoltà di recepirlo come nutrimento è, come tutti ormai sappiamo, il primo segnale di una mancata attenzione. Qui inizia la sofferta guerra per oltrepassare la soglia della prigione. Il dissidio con chi si ama debilita l’anima, le parole per capirsi sono “frantumate spiegazioni” perché da qualche parte deve esserci stato un errore primordiale che ostacola la comprensione. L’assenza affettiva e psicologica della figura materna che “mi baciava e andava via” lascia nella figlia il disagio, la difficoltà a rendere compiuta l’esistenza, e allora è necessario ‘restituire ordine alla vita’ concependo un nuovo status. “Prima di andare via mi sedetti/ sul dondolo del portico/ respirai il profumo del timo selvatico/ e delle dolci abitudini/ che non potevo mettere in valigia/ Alle spalle il silenzio di mia madre/ pieno di speranze e di preghiere” (Sataredda). Dunque allontanarsi, spezzare il seppur tenue legame per provare a riconquistare se stessa, il percorso è duro, ciò che manca non può essere sostituito: “Della sciarpa che manca/ quando fuori c’è vento/ rimane il ricordo/ del calore perduto”. In questa immagine, metafora di ciò che mai più può essere ritrovato, si sostanzia tutta la fatica di riprendersi la propria vita. Un registro più lieve, ancorché segnato da punte di disincanto, racconta momenti di amore, pause di serenità nel groviglio di sentimenti contrastanti, gioie e delusioni che si affrontano in continua dualità: “(…) Scappi lontano dal mio dolore ingombrante/ lontano da quei giorni in cui credevo/ potessimo oltrepassare insieme/ i nostri limiti”.

Esortazioni solitarie è per Myriam De Luca, che aveva già pubblicato il romanzo Via Paganini,7, l’esordio in poesia e aggiungo un esordio di tutto rispetto. L’autrice dimostra di possedere potenzialità evolutive, la sua scrittura in versi denota sensibilità e carattere, il suo è un linguaggio poetico curato con suggestive associazioni di immagini  e efficaci metafore; avrei visto, per una migliore lettura, una diversa scansione dei testi, un’attenzione maggiore nella loro alternanza, ma questi sono dettagli che con il tempo l’autrice saprà come soddisfare.

Anna Maria Bonfiglio


Recensioni – Sulle tracce del passato (Edizioni Intrecci) di Giovanna Gebbia. Recensione di Myriam De Luca.

      

Giovanna Gebbia e Myriam De Luca

Per uno scrittore, la stesura e la pubblicazione di un libro equivalgono quasi a una gestazione fatta di grandi momenti di gioia e di entusiasmo ma anche di momenti di ansia e di preoccupazione. Lo sa bene Giovanna Gebbia, genitrice di questo bambino cartaceo che indossa un rilassante vestitino blu notte e un bellissimo nome: Sulle tracce del passato.

Già il titolo presuppone l’incipit di un cammino, di un viaggio alla scoperta del passato per comprendere il presente. Leda, la protagonista di questa storia, in seguito a una fotografia scoperta per caso nello studio del padre, morto anni prima, sente un improvviso bisogno di intraprendere un viaggio alla ricerca della sconosciuta che nella foto abbraccia il padre e il fratello allora molto piccolo.

Sulle tracce del passato riuscirà a ricostruire e a mettere insieme tanti tasselli mancanti della sua esistenza e a colmare quella parte di sé che era rimasta incompleta e bisognosa di verità e risposte.

All’interno di questa storia, ho trovato molto originale e interessante l’analisi profonda che l’autrice riesce a tessere tra un luogo e le emozioni che esso suscita, invitandoci a riflettere sulle radici della Sicilia, delle sue tradizioni, dei suoi odori, dei suoi sapori e a considerare la loro evoluzione attraverso il tempo. Impossibile non cogliere nella narrazione l’approfondimento e la visione dei luoghi che segnano il viaggio della protagonista rendendola molto lontana da una semplice enunciazione cronologica dei luoghi. Ogni luogo, infatti, viene messo a fuoco con grande capacità critica ed emozionale.

“Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze”.

Questa bellissima citazione di Gesualdo Bufalino introduce il capitolo del libro (pag. 59) dedicato a Petralia Soprana, piccolo borgo italiano facente parte del Parco delle Madonie proclamato nel 2018 Borgo dei Borghi per la sua peculiare bellezza.

“Dirigendosi verso la piccola struttura che aveva scelto per trascorrere la notte, si guardava intorno notando l’aspetto delle case che rivelavano la tipica tradizione delle costruzioni montane: i conci delle facciate in pietra bianca prendevano colore dai vasi fioriti, esposti sui balconi, dietro ai quali i vetri delle finestre riflettevano il cielo, animato da nuvole che si rincorrevano come su un pascolo azzurro.

Un attimo dopo aver suonato la campanella in ferro battuto, apparve sulla porta il volto sorridente di Antonella, che la accolse in casa dove aveva realizzato un progetto di ospitalità.

Nel grazioso soggiorno, con i mobili d’epoca e il tipico camino in pietra, le venne offerta una tazza di caffè davanti alla quale scambiarono qualche chiacchiera.

Giovanna Gebbia

Leda decise quindi di fare un primo giro tra i vicoli che l’avevano incuriosita, approfittando delle indicazioni che Antonella le aveva anticipato sulla storia del borgo e i luoghi che avrebbe potuto visitare.

Nel pomeriggio ormai inoltrato la calura si andava lentamente stemperando.

Avvicinandosi la sera, la pietra iniziava a mutare a seconda dell’esposizione, assumendo riflessi cerulei misti ad altri rosati, giocando con gli ultimi raggi del sole filtrati da alcune nuvole basse, che lentamente lasciavano il posto al buio che avrebbe avvolto ogni cosa.

L’aria fresca e alleggerita dall’afa trasportava l’aroma di fieno ed erba che si univa ai profumi saporiti delle cucine casalinghe e dei ristoranti.

Si diresse verso la piazza principale, dove troneggiava il prospetto del Comune edificato in stile tardo gotico, affacciato sugli abeti che circondavano il monumento al milite ignoto, intorno al quale si incontravano gli abitanti del paese per le loro chiacchiere quotidiane.

Dal belvedere che guardava la vallata in direzione di Palermo, il tramonto aveva già iniziato il suo lento lavoro in dissolvenza e gli ultimi raggi di luce, fiammeggianti, sparivano dietro le creste di Piano Battaglia.” 

Ci sono una serie di fattori che danno valore a un libro, quello che ho trovato più forte e più bello tra queste pagine è il bisogno di evasione che accomuna noi esseri umani, così diversi ma in fondo così uguali. 

Il viaggio scandisce un intenso momento di evasione dalle nostre abitudini, dalla noia del quotidiano, da un’unica giornata replicata all’ infinito e ci permette di far uscire la parte migliore di noi, quella che generalmente viene sopraffatta da uno stile di vita monotono e frenetico. A questo punto, non posso che auguravi buon viaggio tra le accoglienti emozioni di quest’ opera, sicura che al vostro ritorno vi sentirete diversi nella testa e nel cuore. 

            

Recensioni – Esortazioni solitarie (Il Convivio Editore), raccolta di poesie di Myriam De Luca. Recensione della giornalista Marianna La Barbera

Non sempre è facile esprimere con le parole certe emozioni che solo pochissime persone riescono a suscitare. La giornalista Marianna La Barbera è tra queste. La profondità del suo animo è un luogo speciale, una rara risorsa sia per lei che la possiede sia per chi la riceve. Ancora una volta, infinitamente grazie per questa meravigliosa recensione. ❤️ Myriam De Luca

Recensione di Marianna La Barbera pubblicata sul quotidiano online Palermolive diretto da Michele Sardo.

Marianna La Barbera

Nella poesia di Myriam De Luca trovano spazio, in perfetto equilibrio, l’analisi lucida e ferma delle dinamiche e dei drammi  che attraversano la contemporaneità e le riflessioni, talvolta amare ma sempre consapevoli, legate alle relazione con il mondo esterno e alla progressiva strutturazione della personalità attraverso la gioia, il dolore, la curiosità, gli alti e bassi della vita e la conoscenza dell’altro.

Un incastro, quello tra “pubblico” e “privato” che trova concreta attuazione nella silloge poetica dal titolo “Esortazioni solitarie” che l’autrice palermitana ha pubblicato per i tipi de “Il Convivio Editore”.

Un viaggio emozionale che Myriam De Luca compie a beneficio di se stessa e del lettore, piacevolmente stupito dalla felice coincidenza tra parola scritta e musicalità del verso.

Concetti mirabilmente rappresentati anche nella prefazione e nell’introduzione, rispettivamente a cura di Sandra Guddo e Giuseppe Manitta. La bellissima copertina, invece, è opera dell’artista Cinzia Romano La Duca.

NARRAZIONE E POESIA

La raccolta di poesie è la seconda opera letteraria della scrittrice e poetessa, dopo il trionfale esordio con il romanzo “Via Paganini, 7”, che non è azzardato definire un piccolo capolavoro, peraltro del tutto privo dell’ingenuità stilistica che, in genere, contrassegna le opere prime.

“Esortazioni solitarie” è un’ulteriore gemma nella quale, malgrado il cambiamento di registro – si passa, appunto, dalla prosa alla poesia – sono perfettamente riconoscibili i motivi fondanti dell’impegno culturale e la dimensione umana dell’autrice.

Utilizzando un linguaggio che si rivolge all’infinito anche quando la parola esplora gli abissi psichici, De Luca sceglie di percorrere senza sconti un itinerario emotivo che conduce attraverso tutte le possibili declinazioni del sentimento.

E del dolore.

Emergono, nella pacatezza composta di chi non ha concesso alla rabbia il dominio assoluto della propria vita, conflitti familiari e rancori mai archiviati ma tradotti costruttivamente in una ricerca costante volta alla comprensione… [CONTINUA SU PALERMO LIVE]

Recensioni – Vivian, Máxima…e le altre donne di Vittoria De Marco Veneziano recensione di Myriam De Luca

Tra le mie recenti letture questo libro ha suscitato in me grande interesse
e profonda ammirazione per Vittoria Veneziano che, con penna
affilata, è riuscita a penetrare nella vita di 33 donne esemplari per
capacità e tenacia. Donne che hanno scritto un pezzetto di storia di cui, spesso, nessuno ci racconta.


Un libro prezioso in cui l’autrice riconosce e mette in luce i meriti delle
donne e le loro straordinarie abilità nei più svariati ambiti culturali,
professionali e sociali. Pagine pregne di consapevolezza da parte delle protagoniste che hanno compiuto grandi imprese, ricoprendo ruoli fondamentali nel conseguimento dell’emancipazione femminile.
Donne che, con totale abnegazione, hanno lottato per l’affermazione
delle proprie idee e dei propri diritti contro un mondo maschilista che le
voleva totalmente ignoranti.

Copertina


Vere donne, signore di se stesse, renitenti a divenire il cane domestico di un qualsiasi padrone”. Questa bellissima citazione è di Elvira Mancuso, la scrittrice femminista di Pietraperzia, una delle voci libere di questo libro alla quale Vittoria De Marco Veneziano presta la sua anima e la sua competenza per portarla di nuovo in vita.

Elvira Mancuso può essere considerata una femminista ante litteram impegnata nell’ardua rivendicazione dell’indipendenza e autonomia femminile, in particolar modo delle donne siciliane.
Una persona che credeva nella cultura, trovava in essa l’unica possibilità
di emancipazione femminile e che vedeva nella scuola la sola via per
raggiungerla, in un’epoca in cui le rare occasioni venivano sovente
giudicate come scandalose e rivoluzionarie”.


“Essere la prima della classe non ha nessuna importanza se non puoi
studiare affatto. Quando qualcuno ti toglie la penna di mano, allora sì che capisci davvero quanto sia importante l’istruzione
”.


Un’altra significativa citazione di Malala Yousafzai, simbolo universale
delle donne che lottano per il diritto all’istruzione.
Malala Yousafzai è la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace
attribuitole nel 2014. Nota, sin da giovanissima, per il suo impegno a favore dei diritti civili e per il diritto allo studio delle donne del suo paese.
La sua è una storia di coraggio, di opposizione estrema contro i talebani in
Pakistan, e neppure un proiettile alla testa è riuscita a fermarla.
Vive un’infanzia serena, ma quando i talebani prendono il potere le cose
cambiano soprattutto per le donne alle quali viene precluso il diritto
all’istruzione. Le scuole femminili vengono definitivamente chiuse.
All’età di undici anni inizia a scrivere in un blog dove racconta la
quotidianità del suo paese, l’assedio militare talebano e le ingiustizie del
regime contro il diritto all’istruzione delle bambine e delle donne
”.


Vittoria De Marco Veneziano, attraverso la sua opera, preserva dall’oblio
tante donne che hanno influito in modo considerevole sull’evoluzione
della società e sul progresso umano, promuovendo con accesa passione
la loro dignità all’interno dell’intera comunità.

Myriam De Luca

Recensioni – Via Paganini,7 il romanzo di Myriam De Luca recensito dal poeta Nicola Romano

Accettazione e temerarietà nel romanzo di Myriam De Luca

Nicola Romano

È meglio conoscere subito una verità, anche se cruda, sulla propria persona, ma che possa riportare conseguentemente equilibrio interiore e pace all’esistenza oppure è meglio averla per tanto tempo (o per sempre) nascosta? Questo interrogativo di fondo lo abbiamo riscontrato di recente nel libro «Fai bei sogni» di Massimo Gramellini e nel film «Il figlio sospeso» del regista palermitano Egidio Termine. Seppur con una storia e con intrecci diversi lo stesso interrogativo finale si va ad imporre tra gli esiti concettuali del fluido romanzo «Via Paganini,7», libro d’esordio nel genere della  narrativa da parte della scrittrice palermitana Myriam De Luca.

Un’opera prima, si sa, a volte può contenere delle ingestibili intemperanze o delle incontrollate passionalità in quello che è il flusso della scrittura, ma qui siamo in presenza di un’autrice abbastanza matura che traspone nella scrittura, con la dovuta accortezza e con una naturale eleganza, quei sentimenti e quei risvolti psicologici che affastellano le vicende della vita di ognuno di noi, vicende che qui però rivestono una specificità ed un’articolazione unica e non certamente comune. E per quella che è la particolare padronanza con cui la De Luca affronta e risolve taluni spaccati emozionali, ciò è sicuramente prova d’un personale vissuto incardinato tra amicizia e amore, sentimenti che richiedono maggiore elargizione allorquando capita di sentirne la mancanza nei propri riguardi. Il linguaggio è agile e moderno, e taluni segmenti di gradevole ironia diluiscono un “dramma” che, per la sua intensità, a tratti riesce inevitabilmente a catturare la partecipazione emotiva del lettore.

Viviana, la protagonista del romanzo, vive sin da adolescente non una dicotomia generazionale con i propri genitori, ma una vera e propria frattura affettiva il cui riflesso va a addirittura a contagiare e stravolgere quelli che sono i più elementari rapporti del vivere civile. E sta alla giovane, abbandonata ai suoi comprensibili smarrimenti, cercare di ritrovare con ogni mezzo sé stessa e quella identità che nessuno ha saputo mai darle, al fine di comprendere – se non altro – il suo effettivo ruolo nei confronti dei parenti più prossimi e della società in genere. La sua mente ed il suo corpo sono attraversati soltanto da tanta indifferenza e da tanta solitudine, ed ogni appiglio – perfino amoroso – sembra rivelarsi vacuo e inconsistente se alla base le fondamenta risultano ammalorate e prive di consistenza. Ma tra le righe del dinamico tessuto narrativo di questo romanzo che in buona sostanza vuole tra l’altro porgere una costruttiva testimonianza umana, oltre al progetto d’amore nei confronti del prossimo, un primario insegnamento da cogliere è quello di dovere rinascere ad ogni costo da ogni situazione negativa, e se gli eventi conseguenziali non porteranno mai ad eliminare il dolore, che almeno lo si sappia proficuamente ammansire e pilotare dentro. E, pertanto, i personaggi del romanzo e le ambientazioni potrebbero pur essere “altri”, quello che conta è saper cogliere i moti di costretta accettazione e d’impetuosa rivolta che pagina dopo pagina s’intervallano a volte con un fare generoso o temerario, fino al compimento d’una verità che alla fine sembra avere proprio un preciso indirizzo ed un numero civico.

Nicola Romano

Recensioni – Marhanima testo poetico di Giovanna Fileccia, recensione di Myriam De Luca

DA MARHANIMA (Edizioni Simposium 2017)
di Giovanna Fileccia

“ IL BUIO SI AMMANTA DI LUCI, E OGNI LUCE SI IMPRIME IN OGNI GRANELLO DI SABBIA.
COSÌ NASCONO FIORI DALLA RENA COME L’EMPATIA FIORISCE DAI CUORI CHE, ORA, NON SONO SOLI NEL COSTRUIRE UN FUTURO MIGLIORE. “

Un viaggio onirico, durante il quale ho immaginato la poetessa, Giovanna Fileccia, camminare a piedi scalzi sulla spiaggia lasciando orme leggere sulla sabbia. Abbracciare le onde del mare ammansendo il suo urlo.
Intrecciare il vento con le parole e i misteri dell’abisso con l’ansia del vivere. Dare respiro a bocche di sale che fluttuano in un tempo uterino scandendo il senso della vita.

Giovanna Fileccia

Pause di serenità e dolcezza riempiono gli spazi della terra assetati d’amore. La sua poesia, talvolta rivela, talvolta nasconde il significato esplicito della materia, costringendo il lettore a cercarlo nel luogo dell’originalità che contraddistingue tutte le opere dell’autrice che siano in versi o in prosa.
Saggezza ed equilibrio si fondono in un pensiero libero da qualsiasi convenzione e pregiudizio morale e sociale. I suoi versi sono aperti ad ogni ipotesi. Tambureggiante, si addensa la ricerca di un’identità che scava oltre le apparenze e sembra avere sempre una direzione ben precisa: la sua anima.

Myriam De Luca

Recensioni – …E adesso parlo di Maria Teresa Liuzzo (Editrice A.G.A.R.), recensione di Myriam De Luca

C’è una vita visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Nina Berberova.

Essere bambini non è un lusso ma un diritto. I bambini devono giocare, non diventare i giocattoli di certi individui malati e perversi. L’innocenza di Mary, la bambina protagonista della storia, è intrappolata in una realtà infernale.
Ella, la maggiore di tante sorelle e fratelli, a soli cinque anni è costretta a prendersi cura della casa e dei fratelli.
I genitori, problematici e anafettivi, sottopongono la bambina a
una Via Crucis dalle mille stazioni”. Le tematiche affrontate sono inquietanti per ogni coscienza, crudeli e spietate per ogni cuore.
Mary è sottomessa a un padre che utilizza la violenza per mantenere una relazione di potere e sopraffazione sulla madre, ma anche sui figli, su di lei in particolare. Inganni e follie, grovigli e bugie che spesso gli adulti sanno mescolare con i colori puri dell’infanzia.
Il lettore è costretto a fare i conti con i comportamenti patologici dei personaggi del romanzo. Il virus della violenza e della ferocia si potenzia e perdura nel tempo, contagiando e invadendo zone sempre più estese nell’ambito delle relazioni all’interno della famiglia di Mary in un’escalation senza fine. Una narrazione a tratti delicata e commovente, a tratti sconcertante e inaccettabile.

Copertina

“Mary somigliava tanto a un mazzo di carte nelle mani del suo prestigiatore e si tappava le orecchie per non ascoltare, lo stomaco cominciava a farle male, le budella si attorcigliavano, cominciavano a stritolarsi fino a strozzarsi”.

Un’ autrice coraggiosa e determinata nel percorrere il sentiero impervio e liberatorio della verità attraverso una potentissima arma: la scrittura.

Myriam De Luca